martedì 19 maggio 2015

De vez en cuando. 30 años...

Avere trent'anni e non sentirli. E' la cosa che più spesso leggo ultimamente navigando per il mare magnum, spesso pieno di rifiuti, di internet.
E ogni volta che leggo penso: avere trent'anni e altro che non sentirli, sentirli tutti.

Sentirli quando bevi due birre la sera prima e il giorno dopo praticamente le accusi ad ogni ora.
Sentirli nelle miliardi di voci che ti parlano dentro mentre guardi il mondo e le cose.
Sentirli e vederli nelle persone cresciute con te.

Avere trent'anni e scoprire per la prima volta la bellezza di tante donne accanto che fino a poco tempo fa non erano donne, erano solo amiche. Fino a quando non si aveva trent'anni.
Ma adesso, è più bello. Adesso è meglio.
 I corpi, i sorrisi, le storie, le consapevolezze, le leggerezze, le pesantezze. Adesso è meglio.
Adesso è un mondo. Uno dei migliori.

Dovremmo essere tutte complici, le donne. 
Quelle che hanno trent'anni e non.



domenica 19 aprile 2015

Anima assente



No te conoce el toro ni la higuera,
ni caballos ni hormigas de tu casa.

No te conoce el nino ni la tarde
porque te has muerto para siempre.

No te conoce el lomo de la pietra,
ni el raso negro donde te destrozas.
no te conoce tu recuerdo mudo
porque te has muerto para siempre.

Porque te has muerto para siempre,
como todos los muerto de la Tierra, 
como todos los muertos que se olvidan
en un montòn de perros apagados.

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetecia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegrìa.

Tardarà mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.


"... Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La grande maturità della tua intelligenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto sulla tua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria... "

Federico Garcìa Lorca

venerdì 27 marzo 2015

All'uncino di un sogno

Come se nulla potesse cambiarci
e chi  lo sa, forse tutto è cambiato...


Traccia sonora dii questa serata, di questi giorni, di questo momento di vita.


giovedì 19 marzo 2015

Pelle...



Perché la pelle non mente mai,
la pelle parla, suda, emana energia.
Perché la pelle cambia, come la muta del serpente.

Perché oggi è il giorno di una nuova pelle.
Di post-influenza e di attese di buona musica...

Traccia sonora della giornata:



lunedì 16 marzo 2015

"Volevo i pantaloni"




"Volevo i pantaloni". Pessimo libro con annesso pessimo film.

Ieri mi sono chiesta se quei pantaloni con cui ti ho visto per la prima volta in vita mia, li volevi addosso.
Ci sono persone che da quando sei nata sono nella tua vita. Non le hai cercate,non hai percorso strade per conoscerle e non ti sono piombate dal nulla nella vita.  No. Persone che semplicemente sono li dal momento in cui nasci. Sono con te in ogni ricordo e costruiscono quel ricordo con forme, gesti, colori, sapori molto precisi. Come il ricordo della tua gonna nera. O meglio, delle tue tante gonne nere. 
Gonne nere di fustagno, dritte, al ginocchio, con il tuo gambaletto velato che a volte si arrotolava e scendeva giù. D'estate e d'inverno, in primavera, in autunno, per Natale, per Pasqua, per i matrimoni, per stare a casa e per andare a fare il pane. Sempre e solo con la gonna. E la notte, quando i vestiti  erano altri, una calda vestaglia ti aspettava poggiata sulla sedia. Da quando ti conosco, e cioè da quando sono nata, ti ho vista sempre e solo in gonna. Fino a ieri.
Quando per la prima volta vedo il tuo corpo, diventato sempre più piccolo, in una nuova forma. Quando adesso, che non sei più tu a scegliere i tuoi vestiti, ti ritrovi in un pantalone che certamente non hai mai conosciuto. Volevi i pantaloni nonna?
E l'immagine di te è un'altra. E la tenerezza, la dolcezza, la malinconia per un attimo mi scorrono dentro. Poi però mi rendo conto che anche questa volta hai trovato un modo per catturare la mia attenzione e spostarla dal resto che è di gran lunga peggiore.